Camorra a Medjugorje, parla Hoser

Una delle presunte veggenti di Medjugorje

“Nella mia omelia ho citato quanto detto da una giornalista, ma sappiamo che queste cose con le mafie succedono in tutto il mondo, evidentemente anche a Medjugorje, nessuno è esente da queste piaghe”. Monsignor Henryk Hoser, l’arcivescovo emerito di Varsavia-Praga nominato da Papa Francesco “commissario” della piccola cittadina bosniaca dove, da oltre 35 anni, si verificherebbero apparizioni della Madonna, risponde così e non smentisce quanto detto in una sua omelia di qualche giorno fa. Interpellato da “Il Giornale”, il “visitatore apostolico” di Bergoglio presso la parrocchia di Medjugorjie, conferma e aggiunge: “Ho saputo di queste cose leggendo degli articoli, non c’è un nostro dossier su questo argomento, ma penso che non sia assolutamente da escludere e da sottovalutare una cosa del genere nemmeno per questo luogo: il male è sempre in agguato, soprattutto da queste parti”.

L’arcivescovo aveva usato parole molto forti, puntando il dito contro la malavita napoletana che trarrebbe dei profitti dai pellegrinaggi dei fedeli e nel corso della sua omelia pronunciata durante una celebrazione all’aeroporto di Varsavia, alcuni giorni fa, aveva detto: “Un altro posto dove c’è una lotta sempre più agguerrita tra il bene e il male è Medjugorje: da un lato incontriamo migliaia di giovani che usano il sacramento della penitenza e della riconciliazione. Dall’altra parte bisogna essere consapevoli che a causa del massiccio afflusso di pellegrini, questo posto è penetrato dalle mafie, tra cui quelle del napoletano, che conta sui profitti”.

L’inviato papale, che non si occupa del fenomeno delle apparizioni ma esclusivamente della guida pastorale dei fedeli che arrivano da tutto il mondo, ha pronunciato quelle parole, scatenando una reazione dei giornali di mezzo mondo, dopo aver saputo che la malavita avrebbe preso di mira proprio il settore dei viaggi e dell’ospitalità nella cittadina bosniaca dove l’afflusso dei fedeli, soprattutto del sud Italia, è sempre stato massiccio.

La camorra, secondo quanto emerge anche da indagini giudiziarie, avrebbe messo le mani, oltre che su alcuni alberghi e su alcuni viaggi in pullman, anche sulla gestione di alcune guide abusive del posto, scatenando quindi la denuncia pubblica del monsignore che lo scorso 31 maggio, con il nuovo incarico di “visitatore” a tempo indeterminato, ha fissato la propria residenza a Medjugorje per lavorare a stretto contatto con i francescani del posto e con il vescovo di Mostar, Ratko Peric, che, al contrario di Hoser, ha sempre ritenuto le presunte apparizioni delle invenzioni dai veggenti. Oltre ai viaggi e agli alberghi, un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia riguarderebbe anche le false griffe vendute in alcuni negozietti situati ai piedi del Podbrdo, la collina delle apparizioni, sempre in mano ai clan camorristici (sarebbero tre le famiglie mafiose coinvolte) d’accordo con la malavita bosniaca, ma gestite da alcuni prestanome su cui adesso s’indagherebbe.

“Sono il primo che va lì e in altre mete di pellegrinaggio per pregare, ma il pericolo dell’infiltrazione mafiosa può colpire anche questi luoghi santi”, spiega Paolo Brosio, “ricordo che successe qualcosa di simile anche a San Giovanni Rotondo dove venne lanciato un vero e proprio allarme sociale. Purtroppo”, continua il giornalista, “dove c’è concentrazione di ricchezza, vuoi per gli alberghi, vuoi per il turismo religioso, le mafie si insinuano, Satana ci mette lo zampino. Questo ovviamente non c’entra nulla con la fede e con i fedeli che raggiungono questi posti per pregare”.

Il monito dell’arcivescovo Hoser è l’ennesima “bomba” che riguarda i pellegrinaggi a Medjugorje: si è parlato della questione dei veggenti, su cui si attende da anni un pronunciamento ufficiale di Papa Francesco, ma la lente degli investigatori, oltre che sulle speculazioni economiche sulla pelle dei fedeli, è finita  anche sui viaggi organizzati da don Michele Barone, il finto esorcista arrestato nel casertano con l’accusa di violenze sessuali, minacce e percosse verso alcune vittime.

(Articolo pubblicato nell’edizione odierna del quotidiano Il Giornale”)

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