“Criminali, illegali”

Il vescovo arrestato, Monsignor Zhang Weizhu (Tgcom24)

Sono stati bollati come criminali e illegali e per questo li hanno sbattuti in cella, per la loro fede cattolica. In Cina non c’è pace per quella Chiesa ancora sommersa, clandestina, riconosciuta dal Vaticano, ma che non ha accettato di emergere per esser riconosciuta anche da Pechino.

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Il “Recovery plan” secondo Francesco

L’invito è stato chiarissimo: fate figli, se volete che l’Italia abbia un futuro, non perdiamo altro tempo, la situazione è preoccupante. Papa Francesco dalla finestra del suo studio, ieri mattina, al termine dell’Angelus domenicale ha fatto un appello, che a molti forse sarà sembrato anche un po’ anacronistico, ma che in realtà è la base da cui partire per un vero “Recovery plan” post-pandemia: “esploda una primavera di bambine e bambini per uscire da questo inverno demografico che stiamo vivendo”. Francesco ha ragione da vendere per mille motivi:
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Il “giudice ragazzino” sarà beato. Decisiva la testimonianza di uno dei mandanti dell’omicidio

Il giudice Rosario Livatino

Il giudice Rosario Livatino diventerà beato, Papa Francesco, ricevendo in udienza il cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha firmato il decreto che riconosce il martirio del magistrato di Canicattì, ucciso a 38 anni da un commando della “Stidda”, mentre raggiungeva con la sua auto il tribunale di Agrigento, la mattina del 21 settembre del 1990. La prova del martirio “in odium fidei” del giovane giudice siciliano, così come apprende NewsMediaset, è arrivata anche grazie alle dichiarazioni rese da uno dei quattro mandanti dell’omicidio, che ha testimoniato durante la seconda fase del processo di beatificazione (portata avanti dall’arcivescovo di Catanzaro, monsignor Vincenzo Bertolone, agrigentino e Postulatore della causa) e grazie alle quali è emerso che chi ordinò quel delitto conosceva quanto Livatino fosse retto, giusto e attaccato alla fede e che per questo motivo, non poteva essere un interlocutore della criminalità. Andava quindi ucciso. Non è un caso che, come emerge dalle sentenze dei processi sulla morte del giudice, importanti esponenti locali di Cosa Nostra, quando Livatino era ancora in vita, lo etichettassero come “uno scimunito”, un “santocchio” (un bigotto) perché frequentava assiduamente la parrocchia di San Domenico, a pochi passi dalla casa in cui viveva con i genitori.

Una testimonianza quella del mandante che è risultata decisiva così come quella di uno dei quattro esecutori materiali del delitto, Gaetano Puzzangaro, che quel 21 settembre era alla guida dell’auto che speronò la vettura del “giudice ragazzino” e che già in passato aveva deciso di rilasciare alcune dichiarazioni per la fase diocesana del processo. Puzzangaro ha trovato anche il coraggio di esporsi pubblicamente e intervistato da Tgcom24 si è detto “assolutamente pentito interiormente per quel gesto compiuto in gioventù; quella mattina speravo con tutto il mio cuore che il dottore Livatino facesse un’altra strada”.

Dopo la sua morte, nel 1993, Giovanni Paolo II, incontrando ad Agrigento i suoi genitori, aveva definito Livatino “un martire della giustizia e indirettamente della fede”. Anche Papa Francesco, che ha molto sostenuto la causa di beatificazione aperta nel 2011, ha lodato la figura del magistrato: incontrando nel novembre del 2019 i membri del “Centro Studi Rosario Livatino”, lo ha definito “un esempio non soltanto per i magistrati, ma per tutti coloro che operano nel campo del diritto: per la coerenza tra sua fede e il suo impegno di lavoro, e per l’attualità delle sue riflessioni”.

La cerimonia di beatificazione di Rosario Livatino potrebbe svolgersi nella primavera del 2021 proprio ad Agrigento. Salvatore Insenga, cugino di primo grado del giudice non trattiene la gioia: “E’ una notizia straordinaria, dedico questo momento allo zio e alla zia. E anche a mia madre. Perché hanno aspettato questo momento per tanto tempo ma purtroppo ci hanno preceduto in cielo. Sicuramente festeggeranno lassù insieme a Rosario”.

Fabio Marchese Ragona

Caso Becciu, soldi del Papa a una donna

Card. Angelo Becciu

“Vogliono strumentalizzarmi, quei soldi comprendevano anche il mio compenso”. A parlare è Cecilia Marogna, 39enne sarda, definita “la dama” del cardinale Becciu, perché coinvolta nell’ultimo scandalo delle finanze vaticane.
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