“Per la Chiesa ora è il tempo della potatura”
Intervista al neo cardinale Ezzati Andrello

Card. Ricardo Ezzati Andrello

“La potatura è annuncio di una nuova primavera. E’ così che sento la Chiesa dei nostri giorni”. Parla il neo cardinale Ricardo Ezzati Andrello, arcivescovo di Santiago del Cile, salesiano nato a Campiglia dei Berici in provincia di Vicenza. Il porporato, uno dei nuovi cardinali che Papa Francesco creerà nel concistoro del 22 febbraio, in questa intervista ci racconta del suo Cile, della sua vita e di come, “laggiù”, vivono il pontificato di Papa Bergoglio.

Eminenza, quando e perché decise di diventare sacerdote? 
Sono convinto che la vocazione, ogni vocazione, è regalo del buon Dio. La strada è affascinante, luminosa e, allo stesso tempo, non esenta di ombre e difficoltà. Nella mia storia, i primi indizi della chiamata alla vita consacrata, affondano le radici nell’esperienza cristiana della mia famiglia: una fede semplice, ma concreta, fatta di preghiera, di partecipazione alla vita della Parrocchia e di una fattiva solidarietà con i vicini e con i poveri. Poi, la testimonianza di sacerdoti convinti della loro vocazione.  Un giorno la mamma di un mio amico,venne a visitare mia mamma e le raccontò che suo figlio Gigi avrebbe frequentato un centro salesiano di orientamento vocazionale. Sapeva che anch’io desideravo discernere quello che Dio voleva da me. E allora, perché non accompagnarci e condividere la stessa strada? Arrivai così, quasi senza volerlo, a conoscere Don Bosco!

A quasi 18 anni dal Veneto si trasferì in Cile per il noviziato. Oggi quanto si sente italiano e quanto cileno?
Sì, non ancora compiuti i 18 anni, dopo due settimane di mare tra Genova e Buenos Aires, e dopo

Il neo Card. Ezzati Andrello

due ore di volo per arrivare a  Santiago, mi sono ritrovato in terra cilena.  Era il giorno che, secondo la tradizione, in Cile cominciava il mese della Madonna. Qui sono diventato salesiano. Potrei dire che le due rive (quella dell’Italia e quella del Cile) non si sono mai staccate, anche se per scelta personale e vocazionale ho voluto farmi membro della terra dove il Signore mi ha inviato. Il Signore mi ha chiamato a farmi cileno con i cileni, specialmente da quando sono stato nominato vescovo. Mi è stata conferita anche la cittadinanza cilena “per grazia”, proposta all’unanimità dalle Camere e firmata dalla massima autorità dello stato.

Il cosiddetto “Effetto Bergoglio” su vocazioni e fedeli sta aiutando anche la chiesa cilena?
Sono convinto che il Signore ci ha donato come Vescovo di Roma e Successore dell´Apostolo Pietro, un pastore straordinario. Ho avuto occasione di conoscerlo, perché abbiamo condiviso il lavoro nella Commissione  per la redazione  del testo finale della V Conferenza di Aparecida. Durante 15 giorni abbiamo lavorato insieme, gomito a gomito, apprezzando l’uomo di fede, che con lo sguardo di Dio non ha paura di guardare i problemi del mondo e della Chiesa, indicando la tenerezza di Dio e il bisogno di convertire a Lui la missione della Chiesa. Con gioia e speranza, nella lettura dell’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium”, mi sono ritrovato con il suo spirito e con le sfide di Aparecida alle Chiese dell’America Latina, ora lanciate alla Chiesa Universale da Papa Francesco. E’ una grande speranza, la speranza che la gente percepisce, ringrazia e segue con tanto spirito nuovo.

 Qual è la situazione della Chiesa in Cile?
Camminiamo tra le prove di questo mondo e le consolazioni dello Spirito. Lungo tutta la sua storia, la Chiesa in Cile, ha camminato a fianco della gente, specialmente dei poveri e degli oppressi. All’inizio con l’annuncio del Vangelo e la difesa degli indigeni, poi, offrendo continuamente educazione qualificata alla popolazione, accompagnando lo sviluppo materiale e spirituale della gente, come voce di che non aveva voce nel periodo della dittatura militare, come strumento di difesa e promozione dei diritti umani degli oppressi e come promotrice dei grandi valori umani del vangelo del Signore. Siamo una Chiesa che  in questi ultimi anni ha sofferto per abusi commessi nel passato e che, con speranza, si fa discepola e missionaria di Gesù, affinché il nostro popolo abbia in Lui vita e vita in abbondanza. Le sfide non sono differenti a quelle della Chiesa Universale. Il cambio epocale ci sfida al rinnovamento e alla missionarietà. Grazie a Dio, lo spirito dell’ultima Conferenza Generale del Episcopato Latinoamericano e del Caribe, celebrata ad Aparecida in Brasile, ha lanciato le nostre comunità alla “missione continentale” e la spinta di Papa Francesco ci ha confermato in questa  direzione. Direi che viviamo sereni e fiduciosi. E’ vero, non abbiamo un numero sufficiente di sacerdoti, ma abbiamo una bella realtà di laici impegnati, attivi nell’opera missionaria, che si sforzano di essere autentici discepoli – missionari di Cristo.

 Riuscite ad aiutare i più poveri?
La Chiesa del Cile condivide la situazione della gente del Cile. Posso dire che é una Chiesa povera, che si sforza di vivere al sevizio del poveri, nella condivisione di quello che ha, e con la  solidarietá che promuove. Non abbiamo sostegni pubblici. Le nostre comunità vivono e operano con il sostegno dei fedeli, che ogni mese, liberamente,  offrono l’ 1% delle loro entrate. Naturalmente, non  tutti i fedeli sono coscienti di questa loro responsabilità, per cui il problema non è risolto, però devo dire che ci ha permesso di crescere in corresponsabilità e in senso di appartenenza alla nostra Chiesa. É notevole la coscienza e la prassi della solidarietà tra la gente, anche tra i poveri, che condividono quello che hanno con i più poveri. Certo, si potrebbe fare molto di più e molto meglio con mezzi più abbondanti. In Cile non mancano beni, manca però una più equa e giusta distribuzione dei beni. Un nostro motto dice che bisogna fare del nostro paese: “CHILE, UNA MESA PARA TODOS”, cioè “Cile, una tavola per tutti”.

Qualcuno definisce Francesco un Papa “marxista”. Lui nell’intervista rilasciata a “La Stampa” ha ribadito: “L’ideologia marxista è sbagliata, ma nella mia vita ho conosciuto tanti marxisti buoni come persone e per questo non mi sento offeso quando mi definiscono tale”…
Nella mia, ormai lunga esperienza di vita, non è la prima volta che ascolto espressioni di questo genere. Tra gli altri nomi, ricordo il grande Cardinale Raúl Silva Henríquez, Arcivescovo di questa Sede di Santiago, che ho conosciuto da vicino e profondamente nella sua scelta evangelica di vita. All’epoca della dittatura militare in Cile, spesso é stato considerato “marxista”, a motivo della la sua scelta preferenziale per i poveri o  per il suo impegno nella difesa dei diritti umani conculcati, o per aver alzato profeticamente la voce in favore dei diseredati. Nella stessa epoca, anche un gruppo di esperti in educazione religiosa siamo stati accusati pubblicamente di essere “marxisti”, per il solo fatto di presentare l’ insegnamento sociale della Chiesa in un libro di religione per la Scuola Superiore.  Il capitolo quarto dell’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium” di Papa Francesco è chiarissimo al riguardo.  L’evangelizzazione ha una componente sociale che no si puó dimenticare o tacere. Credo comunque che ognuno di noi possa dire che nella vita  ha conosciuto persone oneste e buone anche tra chi non professa la fede cristiana o chi non crede, come, purtroppo, ne avrà conosciuto alcune che non fanno troppo onore alla loro identità di cristiani.

 Secondo Lei questo Papa riuscirà davvero a riformare la Chiesa e le finanze vaticane?
La riforma della Chiesa sarà opera dello Spirito Santo che ha cominciato un nuovo ciclo con parole e gesti del Papa. Sulla via della conversione personale e strutturale che Papa Francesco, con molta speranza, ci presenta, scopro la spinta dello Spirito Santo che ci vuole autentici discepoli e missionari di Gesù Cristo per questo tempo. La potatura é annuncio di una nuova primavera. E’ così che sento la Chiesa dei nostri giorni.

In Cile intanto aspettate Papa Francesco…
Sì, lo aspettiamo, con gioia e speranza.  A Santiago lui ha trascorso un periodo della sua formazione iniziale come gesuita. Nell’udienza che mi ha concesso all’inizio del luglio scorso, mi ha manifestato il suo desiderio di visitarci. Ultimamente egli stesso ha annunciato, pubblicamente, la volontà di una possibile visita al nostro paese. Sarà una grazia speciale che il Successore di Pietro venga a riaffermare la nostra fede.

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3 risposte a ““Per la Chiesa ora è il tempo della potatura”
Intervista al neo cardinale Ezzati Andrello

  1. Beh, con tutte le proprietà terriere stracolme di ulivi, direi che il periodo è proprio quello giusto per iniziare a potare!

  2. Siamo felici di partecipare a un evento così importante le saremo sempre vicini con affetto Barbara DAniele e ALESSANDRA

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