L’evangelizzazione al tempo dei social

Stasera a Roma si torna a discutere di evangelizzazione  e social network, in particolare di come i consacrati utilizzino Facebook. Questa volta però ne parlano due veri e propri “guru”: da un lato Gianni Riotta, docente alla Princeton University e già direttore del Tg1 e del Sole 24 Ore, dall’altro Padre Antonio Spadaro, gesuita high tech, direttore de “La Civiltà Cattolica”.

L’incontro di preparazione alla XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (che la Chiesa celebrerà il prossimo 12 maggio) si terrà presso la Parrocchia di San Gregorio VII e avrà come tema: “Reti Sociali: ponte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione”. L’evento è organizzato dall’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato di Roma, dalla Pontificia Università Lateranense e dalla Società San Paolo. La stessa sera verrà consegnato l’ottavo Premio “Paoline Comunicazione e Cultura” a padre Spadaro.

Durante la serata verranno anticipati gli interessanti risultati della ricerca “Churchbook. I consacrati nel social network: presenza e usi”, sull’utilizzo di Facebook da parte di sacerdoti, religiosi e seminaristi, condotta da WeCa, Università Cattolica di Milano e Università di Perugia.

 La serata sarà introdotta dalla presentazione del messaggio per la Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali curata dal moderatore dell’incontro, Massimiliano Padula, docente e direttore dell’Ufficio Comunicazione e stampa della Pontificia Università Lateranense.

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5 risposte a “L’evangelizzazione al tempo dei social

  1. Facebook, agli esordi, era considerato dalla Chiesa come la tentazione del diavolo, portatore di malafede, o meglio, mezzo di comunicazione fuorviante, insomma, era messo al bando. Come, giustamente, la storia ci insegna la Chiesa si è sempre distinta in queste dinamiche di ipocrisia, nel senso che, ogni novità sociale o ideologica l’ha sempre ripudiata, in quanto minaccia per se stessa, ma nel computo del tempo la società cambia e di conseguenza la Chiesa deve anch’essa cambiare per adattarsi ad essa, e finisce, come ogni volta, per accettare ciò che all’inizio ripudiava.
    Bene, a questo punto, mentre un tempo la Chiesa diffondeva il verbo o il vangelo sfruttando i suoi soldati armati, ergo i Crociati, convertendo a forza chi già trovava conforto nella sua religione senza avere il bisogno di cambiarla, oggi la Chiesa ha capito che è meglio sfruttare il tanto agognato social network, e tanto ripudiato, per evangelizzare, senza dover ricorrere all’uso della forza.

  2. Il termine “evangelizzatore” significa “predicatore della buona notizia”. Che cos’è la buona notizia e perché si deve portarla? La riposta si trova in Matteo 28:16-20 dove li Gesù dice ai suoi discepoli cosa dovevano fare e perché. Ora resta da capire come oggi avviene questa evangelizzazione.
    Ma tutti i cristiani del I secolo erano evangelizzatori? Sì! Nel suo libro Evangelism in the Early Church (L’evangelizzazione nella Chiesa primitiva) Michael Green, di Oxford, afferma: “Una delle caratteristiche più sorprendenti dell’evangelizzazione nei primi tempi erano quelli che vi prendevano parte. . . . Evangelizzare era prerogativa e dovere di ciascun membro della Chiesa. . . . Il cristianesimo era in maniera predominante un movimento laico, diffuso da missionari non ufficiali”.
    Quindi è un dovere di ogni singolo cristiano praticare il vangeli nella propria vita e condividerlo con ogni modo e mezzo possibile come facevano i primi cristiani. Impossibile? Si, se molti si nascondono dentro casa, dentro se stessi come cantato da Max Gazzé nell’inno al dialogo tra persone, religioni, culture diverse.

    Una domanda: che risultati ha ottenuto l’Evangelizzazione 2000 voluta da Giovanni Paolo II?

  3. Si torna a discutere di “evangelizzazione” e inevitabilmente i “guru” Riotta – Spadaro diranno la loro e ciascuno esporrà una posizione personale a secondo del risultato che ciascuno vuole raggiungere.

    Questo modo di agire che può essere definito “democratico” per quanto possa apparire istruttivo è del tutto inutile e fuorviante, perché c’è solo un’autorità che ha veste e titolo per descrivere cos’è l’evangelizzazione, come dovrebbe essere svolta e qual è l’obiettivo finale da raggiungere.

    Poiché il fondatore del cristianesimo è l’Unico a cui riferirsi per avere le risposte alle domande. Egli insegnò dicendo : “Andate dunque e fate discepoli di persone di tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello spirito santo, insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato” ( Mt 28.19-20)
    Questo “fare discepoli “ significa insegnare come liberarsi dall’ipocrisia, dalla superstizione, dalla schiavitù materiale e psicologica; come divenire persone degne di rispetto, oneste, allegre, corrette, sincere, abili, esperte nelle cose che riguardano la vita, capaci di rispettare e pronti anche ad accettare ingiurie, sberleffi e denigrazione, ma che sappiano mostrare a “quelli che sono favorevolmente disposti.”(2Tim 2.25) dove sono scritti i principi inerenti l’insegnamento, in modo che ciascun allievo possa divenire capace di ragionare personalmente e di riflette sulla bontà e validità di quell’insegnamento.

    Per fare queste cose, non è necessario fare dibattiti, sarebbe più utile mostrare come quei principi lì esposti, sono utili ad eliminare la superstizione e l’ignoranza che sono le qualità più negative e pericolose che rendono così difficile vivere la vita.

    “Predica la parola, datti ad essa con urgenza in tempo favorevole, in tempo difficoltoso, riprendi, rimprovera, esorta, con ogni longanimità e [arte di] insegnare. Pondera queste cose; sii assorto in esse, affinché il tuo progresso sia manifesto a tutti. Presta costante attenzione a te stesso e al tuo insegnamento. Attieniti a queste cose, poiché facendo questo salverai te stesso e quelli che ti ascoltano… Enon divenite bambini nelle facoltà di intendimento, ma siate
    bambini in quanto a malizia; e divenite uomini fatti nelle facoltà d’intendimento.”
    (1Cor. 14.20; 2Tim. 4.2-3; 1 Tim. 4.15-16))

  4. Scrive Plinio il giovane chiedendo all’imperatore come comportarsi con i cristiani, visto che “Affermavano inoltre che tutta la loro colpa o errore consisteva nell’esser soliti riunirsi prima dell’alba e intonare a cori alterni un inno a Cristo come se fosse un dio, e obbligarsi con giuramento a non perpetrare qualche delitto e a non commettere né furti, né frodi, né adulteri, a non mancare alla parola data e a non rifiutare la restituzione di un deposito, qualora ne fossero stati richiesti (Plinio il Giovane Epist. X, 96, 1-9)

    Che bisogno c’è di fare dibattiti per mostrare di voler essere persone per bene ?

  5. Un bella spiegazione di cosa e come fare per evangelizzare lo si può trovare in Ebrei 13:15-16 dove si legge: “Per mezzo di lui (Gesù Cristo) dunque offriamo continuamente un sacrificio di lode a Dio, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome. Non scordatevi della beneficenza e di far parte dei vostri beni agli altri, perché di tali sacrifici il Signore si compiace.” (CEI)
    Un saluto a tutti.

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