L’ultimo viaggio di Santina

Qualche mese fa, QUI, vi avevo raccontato la bellissima storia di Santina, di suo figlio (un monsignore che lavora in Vaticano) e dei viaggi in giro per il mondo. Ieri sera, alle 22,15, Santina ha iniziato il suo ultimo viaggio, verso un posto che dicono sia bellissimo!


La donna, 87 anni, era ritornata, poche settimane fa, da un viaggio in Brasile, ovviamente insieme a Mons. Ginami. La settimana scorsa però Santina è stata colpita da un arresto cardiaco. Un ricovero in ospedale, cure e preghiere, fino a ieri sera, quando questa straordinaria donna ha chiuso gli occhi per intraprendere un lungo viaggio verso il Paradiso.

La storia di Santina, la sua forza di volontà e il suo entusiasmo nel girare il mondo (nonostante la carrozzina e la malattia) ci hanno insegnato tante cose: la prima è mai arrendersi! Come non si era arreso 8 anni fa Mons. Ginami quando in ospedale gli avevano comunicato che sua madre aveva solo pochi mesi di vita. Con viaggi, gite ed escursioni (da Nairobi a Gerusalemme per un totale di oltre 40 trasferte), la vita di questa nonnina si è trasformata in un segno di speranza durato quasi un decennio.

Suo figlio nell’intervista che mi aveva rilasciato quest’estate aveva detto: “Se Santina deve morire preferisco che mi muoia in una strada polverosa di Alessandria d’Egitto al Cairo, oppure in una jeep tra Mombasa e Watamu oppure tra le rovine della guerra in una strada delle Bosnia ed Erzegovina”. E così è stato! Dopo 8 bellissimi anni, Santina non è morta rinchiusa in un ospizio, ma dopo aver ammirato le bellezze del mondo e aver trascorso i suoi ultimi anni di vita felice, con il sorriso sulle labbra, quasi fosse rinata! Una grande prova su come affrontare le difficoltà, la fragilità unana e il dolore. Un grande insegnamento che di certo non svanirà così presto: il più bel viaggio di Santina, dopotutto, è appena iniziato.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someonePrint this page

9 risposte a “L’ultimo viaggio di Santina

  1. Parlare della morte è una delle faccende più strane. Quando lo fanno, quasi tutti si ammantano di tristezza e parlano dello scomparso con malinconia e sconforto. Ne ricordano i pregi e le qualità, e dimenticano i difetti e le liti che queste hanno causato.

    E’ strano, perché se c’è una cosa certa e scontata è proprio la morte alla quale nessuno può sfuggire ma tutti preferirebbero evitarla. Perché mai se infine il posto in cui si dice vadano le anime, è un luogo di piacevolezza è gioia contemplativa ? E’ un vero mistero anche perché la Bibbia ne parla in termini completamente diversi da come ci è stato insegnato dicendo “i viventi sono consci che moriranno; ma in quanto ai morti, non sono consci di nulla, né hanno più alcun salario, perché il ricordo d’essi è stato dimenticato.[…] essi non hanno più alcuna porzione a tempo indefinito in nessuna cosa che si deve fare sotto il sole.” ( Eccl 9.4-6) – “ Quindi non possono nè pregare per i vivi nè fare miracoli e favori.
    Non devi far lutto per i morti.
    ( Eze 24.15-17)

    Troppe sono le discrepanze tra il messaggio scritto di Dio e la tradizione corrente. Troppe, perché la morte dovrebbe essere accettata con tranquillità come si è accettata la vita ma non sempre avviene così.

  2. Carissimo Don Gigi,

    ..che dire in questi casi? ..non si ha mai la parola giusta anche se la vicinanza di un Fratello/Sorella è importantissimo. Perciò con la presente Ti porgo le mie personali condoglianze per questo distacco terreno da Tua Mamma.
    Sicuro che Mamma Santina sarà presso l’Altare di Diocon il Suo Sorriso rivolto a Te ed al Tuo difficile compito (oggi ancor di più) di pastore. Lei Prega per Te e Tu per noi.

    Ora osserva non solo un luogo bellissimo, ma Dio “faccia a faccia”

    Grazie del “vangelo di vita”!

  3. Al Gentile Sig. Luigi Ginami;

    Le porgo le mie personali condoglianze per la morte della sua cara mamma.
    Certo ognuno di noi è stato toccato dalla perdita di qualche familiare e la nemica morte, nella quale la nostra lode a Dio tace (Salmo 6:5), non fa sconti a nessuno. La mia personale speranza è che tutti i morti che sono nelle tombe commemorative potranno svegliarsi (Giovanni 11:11-14) e continuare a lodare Dio senza impedimenti fisici e farlo in maniera perfetta come voleva sin dal principio Dio stesso. (Salmo 150:6; Isaia 25:8)

    Cordiali saluti.

  4. La perdita di una persona cara la viviamo individualmente, ognuno a suo modo.
    Faccio quindi le condoglianze al figlio di Santina che umanamente non le ha fatto mancare nulla.
    Per quanto riguarda la sua condizione, basta riflettere sulla condanna data ad Adamo, “polvere tu sei e in polvere tornerai!” e ricordare che “… a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini…” A Santina sarà riservata la sorte di tutti i defunti: “Il mare restituì i morti che esso custodiva e la morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere”.
    (Genesi 3:19; Romani 5:12; Apocalisse 20:13… tutte della versione CEI)

  5. La morte fa parte della vita, la vita oltre la morte è la speranza che ci accompagna per rendere meno doloroso il distacco terreno. Credo che Santina ha vissuto questo viaggio meraviglioso e lo continuerà con le anime dei defunti. Una preghiera.

  6. Caro Mons Gigi ci siamo conosciuti durante un viaggio a Roma dove gentilmente ci ha aperto le porte della sua casa raccondandoci con entusiasmo del suo lavoro e della sua mamma – per caso vengo a conoscenza che proprio in questi giorni non siete più insieme – con il cuore in questo momento triste le sono vicina – lei è stato di esempio per tutti quelli che come me hanno ancora i genitori – quando verrà il mio turno spero tanto di saper fare anche solo una parte di quello che lei ha fatto per la sua mamma – tatiana

  7. IO sono la resurrezione e la vita, chi crede in Me anche se muore vivra’. Gv.26
    Anch’io ho perso la mia mamma 10 mesi fa, ma la sento molto vicina. I nostri fratelli defunti sono accanto a noi e la nostra certezza che tutti ci ritroveremo insieme in un mondo migliore, dove noe sistera’ piu’ il dolore. Ma ce lo dobbiamo guadagnare. Coraggio !

  8. Anche per un non credente come è da ammirare la devozione di questo figlio veso la propria madre. Bravo! riscatti quanto di male vi è nel clero.

  9. PER UN AIUTO ALLA RIFLESSIONE: IO RITENGO INFATTI DI NON CONOSCERE ALTRO IN MEZZO A VOI SE NON GESÙ CRISTO E QUESTI CROCIFISSO

    Santina è entrata in Paradiso il 4 -12-12 solo con questa conoscenza

    cfr se ne vuoi sapere di più: http://stanzevaticane.tgcom24.it/2012/12/05/lultimo-viaggio-di-santina/#comment-4602

    I. INTRODUZIONE: UN POLVEROSO CROCIFISSO

    Anni ed anni fa, Santina faceva le pulizie nella Banca Cooperativa Diocesana per guadagnarsi da vivere e sfamare due piccoli bambini, che come vedova da sola cresceva con il sudore della fronte. In questi vecchi uffici un bel giorno decisero di cambiare arredamento: mobili, poltrone, vecchie librerie sarebbero state sostituite da nuovi, eleganti ed efficienti arredamenti. Si iniziò da un ufficio abbastanza ampio che aveva bisogno anche di tinteggiatura. I mobili furono accatastati fuori in attesa di essere dismessi. Si era così creato un cumulo di mobili rotti uniti ad una sgangherata scrivania ad una polverosa poltrona sgualcita, ed in un vecchio cestino di vimini per la carta era finito uno polveroso e sporco crocifisso. Dal cestino usato per la carta spuntavano i piedi del crocifisso, in mezzo a stracci impolverati usati dagli uomini di fatica per spostare i mobili. Il povero crocifisso giaceva in una situazione di totale squallore in mezzo ad una piccola catasta di mobili di legno rotti, assi schiodate, panni impolverati destinati tutti ad essere dismessi. Un ammasso di roba vecchia destinata ad essere distrutta e scartata. Santina scende la mattina per le pulizie ed incontra il Direttore della Banca: “Buongiorno Signora Santina, buon lavoro!” “Buongiorno Signor Direttore, di buonora questa mattina vero?” “… Con gli operai qui in Banca per il cambio degli arredamenti è meglio dare un’occhiata, non si sa mai! Ad esempio, guardi quanta roba senza valore abbiamo scartato, tutta quella roba li verrà distrutta e venduta come legna da ardere” Santina guarda incuriosita verso la catasta di mobili e rimane perplessa… Si avvicina ai vecchi mobili guarda con attenzione, poi vede il cestino di vimini. Si ferma, aguzza la vista e si chiede se quello che intravede sia veramente quello che pensa. “Signor Direttore posso guardare un momento?” “Faccia pure Signora!” Lentamente, sembra addirittura attenta a non voler far male al povero crocifisso, oppure semplicemente per paura di romperlo estrae piano la croce dal cestino, poi toglie i panni luridi e il crocifisso appare: è un crocifisso abbastanza grande di circa 70 cm. E’ mal ridotto, sporco, con uno schizzo di vernice bianca su uno dei bracci. Mia madre devotamente si china e dà un bacio a Gesù. Poi alza i suoi bei occhi castani e guarda il Direttore, con un po’ di paura formula una domanda: “Signor Direttore, buttate via anche questo?” “Signora a dirLe la verità non avevo fatto proprio caso a questo vecchio e malandato crocifisso” “Se lo buttate via, me lo posso prendere?” “Ma Santina! E’ vecchio e anche inutilizzabile, come si può appendere in un ufficio un tale crocifisso con una macchia di tempera bianca? Non serve più a niente!! Se lo prenda pure se vuole…” Gli occhi di Mamma si riempiono di luce: “Grazie di cuore ragioniere! E’ il più bel regalo che mi poteva fare…” Santina risale le scalette di servizio interne e torna alla nostra mansardina. Sentiamo aprire la porta e noi bambini, io e mia sorellina Carolina, contenti andiamo incontro alla mamma che in una mano tiene il secchio con gli stracci ed il vetril e nell’altra coperto da uno straccio pulito bianco vi è uno strano oggetto. “Venite a vedere bambini cosa vi ha portato la vostra mamma…” Ho pensato che è un bel regalo per il Luigi e lo potremo mettere nella sua stanza… Noi bambini siamo pieni di curiosità, cosa sarà quell’oggetto misterioso? “Mamma, facci vedere, urla piena di gioia la piccola Carolina!” Lentamente Santina toglie il panno e noi bambini esclamiamo “oh… che grande crocifisso!” Mamma devotamente da un bacio e poi lo avvicina a noi due. “Mamma – dico io- ma è tutto sporco!” “Proprio per questo dobbiamo baciare questo Gesù!” E poi non preoccuparti con una bella pulitina con acqua tiepida e olio di gomito toglierò la macchia bianca e puliremo bene questo Gesù. Questo regalo è per te, lo metteremo nella tua stanza, va bene?” E così dopo due giorni il crocifisso, senza più la macchia bianca e in discrete condizioni era appeso sopra il letto della mia camera. Iniziai così a pregare da piccolo e da ragazzo davanti a quel crocifisso, senza farci caso e un po’ come Don Camillo iniziai a parlare con Lui. Passarono gli anni e divenni uno studente di liceo al seminario e continuavo a pregare davanti a quel crocifisso. Un giorno mentre lo guardavo con attenzione nella preghiera, mi venne in mente un pensiero fisso: ma questo crocifisso di che epoca è? La domanda mi martellò il cervello durante la recita delle mie orazioni. Vicino a casa in Via Arena il Signor Mandelli era un restauratore di mobili di oggetti di legno antico. Staccai il vecchio crocifisso e corsi nella sua bottega. “Signor Mandelli mi può dire qualche cosa di questo crocifisso?” “Dove lo hai preso, ragazzo?” “Con molta semplicità raccontai la storia di molto anni prima… “Lasciamelo qui, passa tra 15 giorni, ti farò sapere!” Tornai dopo 15 giorni “Buongiorno Signor Mandelli!” Ah sei tu! “Ho una meravigliosa sorpresa per te: ho finito ieri il restauro del tuo crocifisso… vedi là vicino alla boccetta del solvente, tra la lente d’ingrandimento e la lampada che uso per restauri minuziosi? Alza quel panno bianco.” Mi avvicinai con il cuore che batteva forte per vedere cosa aveva combinato l’esperto restauratore. Alzai il telo bianco e come anni prima non potei trattenere una esclamazione di sorpresa e stupore: ohh… ma è bellissimo!” Un meraviglioso crocifisso mi guardava con tutta l’intensità di una scultura lignea antica in cui l’artista aveva messo tutta la sua bravura. Lo presi tra le mani e lo baciai. Guardai con fare interrogativo il restauratore che nel suo camice bianco era desideroso di darmi spiegazioni. “Quello che hai tra le mani è un crocifisso scolpito in legno della fine del ‘500 inizio del ‘600 ed ha un suo discreto valore, guarda che cura ha messo lo scultore nello scolpire il legno e nello stendere poi un appropriato colore!” “La tua mamma senza volerlo ti ha regalato un oggetto di grande valore, ma più grande valore è la sua fede che ha riconosciuto nel crocifisso sporco un valore spirituale tanto grande. Mi ha commosso il tuo racconto e sai cosa ti dico, davanti alla fede della tua mamma anche io ti faccio un regalo, non mi devi nulla per l’accurato lavoro svolto… ma quando sarai prete ricordati di me e tieni questo crocifisso vicino a te, mi hai capito? E ricorda sempre questo fatto e la fede di tua madre, va bene? Questa è la migliore ricompensa per il mio lavoro”. Uscii trepidante dalla bottega, entrai in casa e senza parlare, ma con gli occhi lucidi di commozione diedi un bacio a Santina. Oggi il crocifisso si trova appeso nella mia camera da letto: è l’ultimo volto che vedo la sera ed il primo che incontro la mattina, e come per don Camillo è diventato per me il mio migliore amico. II. NEL SEGNO DELLA CROCE

    Sabato, 24 Novembre 2012, alle ore 2,15 la buona Olinda mi chiama nella notte con grande preoccupazione: “Don Gigi, Santina non respira bene! Non respira bene ed …è tutta sudata” “Olinda, calma, prova la febbre, cambiala e prova a metterla seduta per farla meglio respirare… chiamo Carolina e ci vediamo tra dieci minuti con Skype!” “Va bene don Gigi” Chiamo il medico ed avviso Carolina… e poi accendo il computer e avvio il programma di Skype. Olinda prontamente accende il video… e vedo al povera donna: sta male, non riesce a respirare bene e rantola, si agita. Ogni secondo è impresso a fuoco nel mio cervello. Chiamo il medico e nel frattempo arriva Carolina, si decide di portarla urgentemente in ospedale in macchina, istanti drammatici e Santina ne è profondamente consapevole. In questa manciata di minuti, in questi istanti di sofferenza e di paura cosa fa Santina? La donna rantola, ma riesce ancora a regalare il sorriso a Carolina… a Lei la grande fortunata di ricevere l’ultimo sorriso di Santina su questa terra. Ma dopo il sorriso, con uno sforzo titanico, muove il braccino di destra anchilosato dalla vecchiaia…e compie un lento e stanco Segno della Croce… colgo al volo quel gesto che mi riempie di brividi e dico: “Brava Mamma, preghiamo… Angelo di Dio, Padre Nostro e Ave Maria…” Poi via di corsa all’ospedale e l’arresto respiratorio. L’ultimo gesto consapevole di Santina è stato il Segno della Croce… mentre scrivo ho le lacrime agli occhi, mai dimenticherò questo suo Testamento: IL SEGNO DELLA CROCE. Nei giorni seguenti mi viene in mente che tutta la recente vita di Santina è stata illuminata dal segno della croce. Voglio ricordare questo bellissimo fatto accaduto lo scorso anno in navigazione nel Mare Mediterraneo. “Questa sera Santina è particolarmente vivace, coraggiosamente rompe il suo silenzio e con gli occhietti vispi e il suo sorriso compiacente rivolta al cameriere – che presenta a Lei la cesta del pane – dice: “Mi dia per piacere due panini!” Sorridendo il signore bosniaco serve Santina, mentre io non posso trattenere una risata compiaciuta. Mamma mi guarda e con la testa annuisce… Iniziamo la cena, mentre il sole che tramonta sul mare regala alla sala da pranzo i colori magici della sera ed i suoi riflessi rossi si riflettono dal mare nei vetri dei grandi oblò all’interno del ristorante. “Guarda Mamma che meravigliosa natura ci ha regalato Dio…” Santina guarda assorta fuori dalla finestra e i suoi bei occhi carichi di stanchezza per la giornata trascorsa si riempiono di luce, è il suo sorriso a parlare. Ed il cameriere lo coglie: “Questa donna parla con il sorriso!”, mi dice. Non è una novità, spesso la gente ci dice questo. Ma la novità della serata è un’altra, ed è per me il centro di tutto il viaggio. E’ un fatto molto simpatico. Mentre il cameriere serve il piatto a Mamma, succede qualche cosa di semplice, ma anche commovente. Santina guarda il pesce, si agita, i suoi occhi si fanno molto attenti, tenta di inghiottire un po’ di saliva e guarda nuovamente il salmone con una sorta di forte attenzione, alza il braccio tremante e con gran fatica compie con molta concentrazione il Segno della Croce e sussurra:”Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Rimango colpito dal gesto e cerco nella mia testa una spiegazione, ma non la trovo… e allora alzo la voce: “Mamma perché hai fatto il Segno della Croce ora? Lo abbiamo già fatto all’inizio della cena quando abbiamo pregato!” Mamma non risponde… E’ Olinda a prendere la parola e lentamente mi spiega il mistero e mi riempie di commozione. “Don Gigi devi sapere che Santina ha una sorta di riflesso incondizionato, quando viene a Lei offerto qualche cosa che a Lei piace prima di mangiare si fa il Segno della Croce. Accade, spesso, ad esempio, la domenica se cucino la polenta con il coniglio o con il pollo, quando tua madre vede il piatto in tavola anche se abbiamo già pregato all’inizio del pranzo si fa comunque il Segno della Croce. Allora vuol dire che a Santina il salmone piacce molto, hai capito?” Ora tutto mi è chiaro, ecco perché quella sorta di acquolina in bocca nella perdita di saliva, ecco perché i suoi occhi concentrati sul piatto… Tutto questo sembra apparentemente una stupidaggine, ma il vivere con mia Madre disabile mi chiede di non essere banale e superficiale, ma di scavare profondamente tutti gli avvenimenti. Mentre Olinda imbocca Mamma vedo veramente che Santina gusta il pesce. E mi chiedo cosa vuol dire tutto questo? Piano, piano si fa chiara nella mia mente la spiegazione: Santina ha talmente interiorizzato ed armonizzato nella sua vita il Segno della Croce che con esso è in grado di giudicare la vita, di giudicare quello che è buono e quello che non è buono, come avviene per il cibo. Mia madre fa capire che gradisce un piatto facendo devotamente il Segno della Croce perché esso è per Lei metro di giudizio. In altre parole Mamma giudica la vita con il Segno della Croce. Santina mostra i suoi gusti non dicendo: “E’ buono! Mi piace!”, ma facendo il Segno della Croce. Quando la malattia toglie la capacità di parlare, di esprimere le proprie convinzioni ed idee, i propri gusti, la persona viene in un certo senso azzerata. E quando viene azzerata solo le cose decisive ed importanti rimangono. E cosa e decisivo ed il portante per Santina? Il Segno della Croce. Questo Segno della Croce tanto dimenticato da me, quanto trascurato, talvolta assomigliante più ad un modo per scacciare un fastidiosa mosca, un segno che occupa frettolosamente l’ultimo posto, che è fatto senza pensare e senza pregare riacquista forza vitalità e pregnanza di significato in una vecchia signora martoriata dalla malattia e totalmente dipendente che nella sua completa disabilità capace di compiere con grande dignità ed eleganza quel Segno dando ad esso valore di preghiera, dando ad esso pieno significato, dando ad esso vitalità e soprattutto trasformandolo in criterio di scelta: quando Santina sceglie qualche cosa di buono lo mostra compiendo il Segno della Croce! La capacità di giudicare la vita, il bene ed il male, il buono ed il cattivo per il cristiano risiede proprio nel Segno della Croce. Quella sera nell’elegante ristorante nei bel mezzo di una cena di gala, con un bel vestito, una acconciatura appropriata nella sua eleganza, Mamma non ha messo al centro il cibo, i vestiti, la raffinatezza del locale o il bel tramonto sul mare: ha focalizzato ed ha acceso di luce la Croce di Cristo, dando luce e concretezza alla frase da Lei scelta profeticamente anni fa e che dice: Io ritenni di non conoscere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e questi crocifisso. Continuai la cena nascondendo nel mio cuore lacrime di ammirazione per quella donna che imboccata mangiava il pesce e mi guardava serena. Sussurrai al suo orecchio “Grazie Santina per quello che questa sera mi hai insegnato”.

    III. IO RITENGO INFATTI DI NON CONOSCERE ALTRO IN MEZZO A VOI SE NON GESÙ CRISTO E QUESTI CROCIFISSO

    Avviandoci alla conclusione di questo libro (Quando sono debole è allora che sono forte ndr) nel quale abbiamo cercato di mostrare come nell’esistenza cristiana, e in quella di Santina, la debolezza mostri la forza di Dio, dobbiamo ritornare alla fede nel Crocifisso – come abbiamo detto concludendo il paragrafo precedente – l’unica ci conduce alla luce della Risurrezione pasquale. Dall’anno 2005 la vita di mia Madre si è trasformata in dolore e debolezza, un dolore e una debolezza che esige un senso e questo senso, voglio ribadire, lo offre solo la fede e la fede nel Crocifisso. Questi importanti anni della nostra vita sembrano essere stati preparati dallo Spirito Santo con una sorta di piccole profezie che disseminano l’esistenza di Santina e precedono la terribile prova del 2005 e degli anni seguenti. Voglio raccontare questo simpatico episodio. Esso risale al 6 dicembre 1992 alle ore 19:10. Mamma ha una cultura e un’istruzione molto semplice ed elementare: ha fatto solo la terza elementare; vuol dire che più o meno la sua vita di istruzione scolastica era terminata alla tenera età di 8 anni con l’impegno di aiutare la numerosa famiglia contadina nei campi. Mamma non conosce quindi la lingua greca del Nuovo Testamento, ma il 16 ottobre 1982, quando avevo 21 anni in una sua venuta a Roma – dove veniva a trovare me giovane studente di teologia alla Gregoriana – mi regalò il Nuovo Testamento in Greco, sul quale ha scritto numerose frasi ed esortazioni raccolte nel libro La Speranza non delude. Ma torniamo alla sera del 6 dicembre 1992. Siamo in cucina nella nostra casa in Città Alta e prima di cena prendo la Bibbia e dico a Santina: “Mamma mi fai un regalo?”. “Cosa vuoi Luigi?”. “Ascolta, apri a caso la Bibbia che mi hai regalato e a caso scegli una frase, vorrei avere uno spunto di meditazione!”. “Ma io non capisco niente di greco, cosa vuoi che ti scelga io, una povera contadina che ha fatto solo la terza elementare tanti anni fa?”. “Non fa nulla Mamma, prova. Ti prego”. Santina un po’ impacciata più per compiacermi che per altro, prende la Bibbia, apre e poi pone il suo dito sulla pagina di destra, proprio al centro. Quale frase avrà scelto Santina? Mi domando… con molta curiosità inizio a leggere: ou gar ekrina… Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso (1Cor 2,2). E l’intero brano è ancora più intrigante: Fratelli, quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso. Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Sta scritto infatti: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano”. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito (1Cor 2, 1-10). Ma che scherzo incredibile dello Spirito Santo! Pensai quella sera, quando non conoscevo ancora l’autentico valore di quel testo e della profezia di Santina che mi si sarebbe rivelato nel 2005. Lo Spirito Santo utilizza mia Mamma che non possiede sublimità di parola o di sapienza, che non ha alcuna cultura per indicarmi proprio questo brano, tra i tanti che a caso poteva scegliere… Mamma quella sera veniva a me nella sua ignoranza e anche nella sua perplessità, ma proprio Lei mi indicava un brano che riguarda proprio la sapienza di Dio, tanto lontana dalla sapienza degli uomini e… vicina invece alla semplice fede di Santina. Rimasi molto ammirato da questa folgorazione. Mamma mi chiese: “Mi dici che cosa c’è scritto?”. “Certo: Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso”. “Mi sembra di non aver scelto male, vero?”. Presi una penna ed annotai La pagina 581: 1Cor 2,2 me lo ha indicato la Mamma il 6 dicembre 1992 alle ore 19:10. Scrissi con una penna blu per non dimenticare quella sua citazione. Il risvolto simpatico avviene circa un anno dopo, siamo al 26 ottobre 1993 a Collevalenza in un’Assemblea Generale della CEI. Sono a tavola con il Card. Martini e stiamo parlando della mia Bibbia in greco e dell’utilità di imparare a memoria alcuni brani. Chiedo al Cardinale, esperto biblista, di commentarmi un versetto. Martini a conclusione della cena, mi dice: “Prendo la tua Bibbia e te la riporto domani a colazione”. Passata la notte il giorno dopo ci troviamo per la colazione. Il Cardinale giunge con il Nuovo Testamento sotto braccio e mi dice: “Ho scelto la stessa frase di tua Madre!”. Non ricordo ormai più il fatto dell’anno precedente e dentro di me dico, come è possibile, mia Madre non conosce il greco! Mi avvicino a Martini e Lui prosegue: “Non immaginavo che tua Madre conoscesse il greco” ed apre la Bibbia… Solo allora ricordo. Divento tutto rosso e dico: “Eminenza in effetti mia Madre non conosce il greco, e non è per nulla istruita, ma penso che sia stato lo Spirito Santo con la Sua sapienza a guidare la mano di Santina nel scegliere un brano che riguarda l’autentica sapienza e l’evanescenza della sublimità di parola e della sapienza del mondo. Il Cardinale mi guarda con un misto di curiosità e di stupore: “Vuoi dire che ha scelto quello che non conosceva?”. “Esattamente Eminenza!”. “Ti ho scritto un commento Fidarsi davvero della potenza di Dio e vivere nascosti in Lui (cfr Mt 6,4.6.18). In quello straordinario brano l’uomo erudito e colto e la vedova semplice ed ignorante si sono incontrati producendo una delle più potenti esegesi del brano per la mia vita e costruendo insieme un’autentica profezia che si sarebbe realizzata per Mamma anni dopo, nel 2005, quando Santina e il Padre Martini si sarebbero incontrati nuovamente in un anno per entrambi singolare e nel quale avrebbero realizzato la loro profezia: Martini entrando in conclave non con la sapienza del mondo con l’unica certezza di non conoscere altro se non Gesù Cristo e questi crocifisso e di vivere quell’appuntamento così importante della sua vita Fidandosi davvero della potenza di Dio e vivendo nascosto in Lui. E Santina invece entrando in sala operatoria ed iniziando un calvario nel quale con la vita oggi insegna a tutti “di non sapere altro in mezzo a noi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso” (1Cor 2,2). Che potente profezia è contenuta nella mia usata Bibbia: è un sole dal quale oggi continuo a ricevere una forte e calda luce con la quale vedere e giudicare questi anni, che pur nel dolore sono i più profondi e densi di significato di tutta la mia vita.

    IL FUNERALE DI SANTINA: 6 DICEMBRE 2012, CHIESA DEL MONASTERO DI SANTA GRATA A BERGAMO

    Il corpo di Santina alla sua morte appariva il corpo di una persona crocifissa e martoriata: non una parte del suo corpo libera da cicatrici antiche del 2005, dai segni inesorabili delle terribili piaghe di decubito che avevano mangiato l’intero calcagno, cicatrici di fori di drenaggio sulla pancia, lo squarcio di due interventi chirurgici, la cicatrice della tracheotomia e della PEG, ematomi e lividi invece freschi in tutti il corpo provocati dagli aghi che infilzavano la carne per le flebo… nulla libero nel suo corpo, nulla di bello… senza denti, con la bocca storta dal tubo dell’intubazione in Terapia Intensiva… Ed anche le mani cosparse di aghi che trafiggevano il dorso della mano. Questo è il corpo di Santina che un giorno risorgerà nel suo fulgore, non il corpo di attori od attrici… o con la bellezza del mondo, ma quello martoriato del crocifisso e penso che alla risurrezione della carne queste sue ferite saranno splendenti come quelle di Gesù Risorto. Durante la settimana passata in ospedale vicino a Santina in agonia, avevo con me il mio Nuovo Testamento. Ho aperto la Bibbia sulla pagina indicata da Mamma venti anni fa e delicatamente ho preso la mano di mamma e ho appoggiato la sua mano su quella pagina con il dito che proprio indica la frase: Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso. Penso che sia la foto più simbolica di questi anni ed è la foto che si trova in copertina. Durante i giorni 5-6 dicembre 2012 sul feretro di mamma il mio Nuovo Testamento stava aperto proprio a quella pagina ed indicando quella frase sottolineata in rosso. Ma una coincidenza impressionante mi ha fortemente colpito: Mamma predice quella frase il 6 Dicembre 1992 e la realizza per una singolare coincidenza il 6 Dicembre 2012, giorno in cui avvengono i suoi funerali. Anche con la morte Santina parla di Gesù crocifisso…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *