“Michelangelo? Semmai Raffaello!”


«E’ la tradizionale uniforme della Guardia Svizzera» spiegò Langdon. «Disegnata da Michelangelo in persona».

Perfino Dan Brown nel suo “Angeli e Demoni” , cade nell’errore; nel suo caso si tratta pur sempre di un romanzo, ma, a sentire le guardie, sono in tanti quelli che sostengono erroneamente che la loro uniforme sia stata disegnata da Michelangelo Buonarroti.

“Niente di più falso – afferma la Guardia Svizzera Pontificia – se un pittore dev’essere citato, quello è Raffaello!”. Furono infatti gli affreschi di Raffaello Sanzio ad ispirare, nel 1914, il comandante Jules Repond per il progetto dell’attuale divisa.

Raffaello nella sua “Cacciata di Eliodoro” presente nelle Stanze Vaticane, rappresenta infatti alcuni soldati dalla Guardia Svizzera attorno a Giulio II, che portano dei calzoni ampi e corti fino al ginocchio e il farsetto che arriva al bacino: questo tipo di vestito era molto comune a Roma e in Italia.

Repond, dopo lunghi studi e ricerche, fece scomparire ogni tipo di cappello e lo sostituì semplicemente con l’attuale basco, su cui spiccano i gradi; introdusse il colletto bianco al posto delle gorgiere più o meno increspate. Si diede da fare anche per la corazza e la fece modellare secondo le stampe dei tempi passati. I colori prescelti per la divisa furono il giallo, il rosso e il blu, colori tradizionali dei Medici, nobile famiglia fiorentina dalla quale provenivano diversi Pontefici.

Ma la famiglia De’ Medici non è la sola ad esser presente sull’uniforme: sulla destra e sulla sinistra del morione (il particolare elmo, ndr), è raffigurata a sbalzo la quercia dei Della Rovere, famiglia dalla quale proveniva Papa Giulio II, pontefice che nel 1506 chiese alla Confederazione Elvetica, l’invio dei primi mercenari svizzeri “pro custodia palatii nostri”.

Quanto alla divisa storica del 1506, ovvero quella indossata dai mercenari elvetici che nel gennaio di quell’anno fecero il loro ingresso in Vaticano, non ci sono notizie di alcun tipo; “quell’uniforme non doveva avere nulla di particolare – afferma la stessa Guardia Svizzera – sarà stata quindi simile a quella di tutti gli altri soldati dell’epoca”.

Fabio Marchese Ragona

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