La Madre Teresa d’Egitto

Mama Maggie abbraccia una ragazza

Sul numero di Panorama in edicola troverete una mia lunga intervista a Mama Maggie, conosciuta da tutti come la Madre Teresa d’Egitto. 63 anni, Maggie Gobran, cristiana copta nata al Cairo, nel 1987 ha abbandonato una carriera sfavillante nel mondo del marketing e dell’università (insegnava informatica) per dedicare la sua vita ai bambini e ai disagiati. Questa donna coraggio oggi vive in mezzo alle baraccopoli e ha fondato un’associazione che assiste oltre 30mila famiglie egiziane. Per questo è candidata al Premio Nobel per la Pace 2012 (il nome del vincitore sarà annunciato venerdì). In attesa di scoprire se Mama Maggie vincerà il premio (i bookmakers la danno per favorita), leggete l’intervista!

Quando passa nelle corsie d’ospedale, avvolta nella sua veste bianca, o quando entra nelle baraccopoli d’Egitto, tutti la chiamano «Mama Maggie». Per il suo impegno a favore dei più deboli, in molti la chiamano già «la Madre Teresa d’Egitto». E alcuni la chiamano addirittura «Santa Maggie». Di certo c’è solo che, nonostante le apparenze, Maggie Gobran non è una suora, ma una laica cristiana copta: nata 63 anni fa al Cairo, da un giorno all’altro (era l’aprile 1987) ha abbandonato un lavoro da manager dell’informatica e ha riposto tailleur, borse firmate e gioielli per indossare una semplice tunica bianca.

Ai computer e alla carriera Maggie ha preferito le più disastrate periferie egiziane, quelle dove ogni giorno aiuta i bambini e cerca di favorire la pace e il dialogo fra cristiani e musulmani grazie alle case d’accoglienza aperte agli orfani di tutte le religioni. Per riuscire nell’impresa, alla fine degli anni Ottanta ha fondato la Stephen’s children, un’associazione senza scopo di lucro che oggi dà aiuto a circa 30 mila famiglie povere dell’Egitto: nel 2010 l’associazione ha assistito gli indigenti attraverso 80 cliniche, una novantina di centri educativi per bambini, 65 campi di formazione e cinque centri di formazione professionale sparsi in tutto l’Egitto.

Per questo impegno Maggie, che per i suoi progetti riceve finanziamenti da benefattori egiziani e di tutto il mondo, venerdì 12 ottobre potrebbe vincere il Nobel 2012 per la pace (proprio come successe a Madre Teresa di Calcutta nel 1979). La candidatura al premio è arrivata da un gruppo di membri del Congresso americano, e così Mama Maggie è diventata la prima donna copta della storia ad aspirare al riconoscimento.

Mama Maggie, è emozionata per la candidatura al Nobel?

Mama Maggie


Sono molto felice, e non solo per me. Tutte le personalità che sono state nominate in questa categoria stanno facendo grandi passi verso il sentiero della pace, benché siano molto occupati a risolvere le faccende del mondo e nonostante i loro gravosi impegni. La nostra candidatura è un annuncio importante di speranza per tutti.

Come si è arrivati alla sua candidatura?
Ho avuto l’onore di parlare in giro per il mondo davanti a platee internazionali. In tanti sono rimasti colpiti dal successo del nostro progetto di beneficenza. Da lì è nata l’idea di alcuni politici americani di candidarmi.

Ora, però, l’America è nel centro del mirino dei fanatici musulmani per il film su Maometto. Lei che cosa ne pensa?
Io condanno ogni atto che urti qualsiasi credo o dogma. Sono assolutamente contraria a questo film, che ha ferito i nostri fratelli musulmani. Certo, sono anche per la libertà d’espressione, ma non si deve mai colpire nessun credo religioso.

Il film, però, ha scatenato reazioni violente…
Sono addolorata per le violenze contro le ambasciate degli Stati Uniti e soprattutto contro le persone. Prego affinché la pace riempia la nostra regione e che Dio ci permetta di vivere sempre secondo la sua santa volontà.

Uno dei suoi obiettivi è proprio quello di favorire l’unità tra cristiani e musulmani.
Spero nell’unità di tutti i popoli. Per questo i nostri centri sono aperti a bimbi cristiani e musulmani: se da piccoli crescono insieme, rimarranno amici anche da grandi.

Educarli alla convivenza sin da bambini è il modo migliore?
Sì, cerchiamo di curarli e di trasmettere già da piccoli valori positivi. Dicendo no al mentire, no alla violenza e sì al lavoro, all’onestà, al rispetto reciproco, alla cooperazione con i vicini e all’amore per la famiglia e la patria.

Cos’ha fatto scoccare la scintilla che ha cambiato la sua vita?
Sono nata in una famiglia abituata a servire il prossimo. Mio padre era un medico, aveva una clinica e curava gratuitamente i bisognosi. Sua sorella portava in casa sempre persone indigenti, dava loro da mangiare, le curava. Quando mia zia è morta, nel 1987, ho capito che era il momento di prendere il suo posto.

E cosa ha fatto?
Era il giorno di Pasqua di 25 anni fa, il 19 aprile 1987: sono andata in visita in una baraccopoli per portare vestiti e pasti caldi. Non c’ero mai stata prima e, devo essere sincera, sono rimasta stordita e affranta per tutto il dolore che ho visto tra quei poveri bambini, poveri soprattutto d’amore. Quel giorno ho deciso di dire addio alla mia vecchia vita.

Così è diventata la Madre Teresa d’Egitto…
Io non sono degna nemmeno di sciogliere i sandali a Madre Teresa di Calcutta! Ma da lassù è lei la mia guida, la mia ispirazione che mi permette di andare avanti e aiutare i piccoli. Da sola non potrei fare niente.

Il suo modo di vestire così semplice è legato quindi alla scelta di questa sua nuova vita?
Sì, del resto, quando ci si trova di fronte a Dio e alla sofferenza, l’attenzione non deve né può essere più rivolta alle cose materiali.

Perché i bambini sono al centro del suo lavoro?
Si dice sempre che sono loro il futuro. Se formiamo un bambino sano, avremo posato la prima pietra per creare una comunità sana e armoniosa. A questi bimbi poveri spesso lavo anche i piedi, per dimostrare il mio amore a chi ne è stato privato per troppo tempo. È essenziale fare sentire loro che sono importanti, amati e accettati da tutti.

Ottiene buoni risultati?
In loro vedo il sorriso di Dio e ho trovato me stessa. La lezione più grande l’ho imparata una volta da un bambino affamato che, anziché mangiare tutto il suo pasto, ha voluto dividere il cibo con la sorellina. La vita è una scuola d’amore.

Ma non sempre regna l’amore. Ci sono stati tanti morti in Egitto, nell’ultimo anno.
Il mio cuore si è spezzato per ogni vita persa durante le proteste. Ma bisogna trovare la forza del perdono; il mio ruolo è dare amore e l’amore può cambiare le persone. In fondo siamo pur sempre esseri umani. Pregherò per tutta la gente del mio paese che sarà in grado di aiutare i deboli e dare giustizia ai poveri. Credo che Dio abbia un piano per il mio popolo. Non dobbiamo avere paura.

Che cosa racconta ai suoi bambini?
Per ognuno di loro ho queste parole: «Ti voglio bene, sono pronta a tutto pur di aiutarti. Sei l’essere più prezioso al mondo».

C’è qualche episodio che l’ha particolarmente toccata?
Sì, stavo comprando delle scarpe a una bambina povera che però mi ha chiesto di non pensare a lei, ma di comprare le scarpe a sua madre che era rimasta a piedi nudi. Per me è stato un vero shock, sono tornata a casa in lacrime pensando che al posto di quella madre avrei potuto esserci io.

La vostra associazione di chi si occupa, oltre che dei bambini?
Serviamo tutte le persone emarginate: giovani, madri e anziani. Tutti dei quartieri poveri, in particolare delle baraccopoli.

E che servizi offrite?
Assicuriamo l’istruzione, paghiamo le tasse scolastiche. Poi forniamo gli strumenti necessari: scarpe, zainetti, libri di scuola. E aiutiamo i più piccoli a fare i compiti. Ma interveniamo anche nella ricostruzione di case fatiscenti e cerchiamo lavoro, soprattutto per le madri bisognose cui forniamo anche supporto psico- logico. E infine organizziamo gite scolastiche e competizioni sportive durante le vacanze.

Qual è il suo più grande sogno?
Vedere il sorriso sulle labbra di ogni bambino povero, perché possa trovare Dio attraverso ognuno di loro. È questo il vero mistero dell’amore e voglio che il messaggio passi anche dopo la mia morte.

Se non vincerà il Nobel, che cosa farà?
Voglio andare avanti col mio progetto, fin quando non si diffonderà in tutto il paese per un futuro migliore dell’Egitto e del mondo. Noi offriamo piccoli servizi, ma lo facciamo con grande amore. Cerchiamo di disegnare una speranza nel cuore di ogni bambino. Per questo spero che il nostro viaggio continui, di generazione in generazione.

Fabio Marchese Ragona 

 

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6 risposte a “La Madre Teresa d’Egitto

  1. Senza voler esprimere un giudizio sull’operato della sig.ra Maggie, penso che ci si dovrebbe chiedere se la religione dovrebbe limitarsi ad essere solo una questione di “assistenzialismo sociale” o se debba invece includere qualcosa d’altro.
    Dice al sig.ra Maggie : “Io condanno ogni atto che urti qualsiasi credo o dogma. Sono assolutamente contraria a questo film, che ha ferito i nostri fratelli musulmani. Certo, sono anche per la libertà d’espressione, ma non si deve mai colpire nessun credo religioso.”
    Ogni “cristiano” dovrebbe avere come termine di paragone e come guida la parole del Vangelo, il quale parla di grano e zizzanie, di figli di Dio e figli del diavolo, dividendo l’umanità in due gruppi distinti. E con il dovuto rispetto per tutte le persone, ciascuno dovrebbe chiedersi a quale di questi due gruppi appartiene.

    Per fare un esempio, il fondatore del cristianesimo, Gesù Cristo, non ha esitato a definire, “ipocriti, serpenti, e figli di serpenti,“ i sacerdoti del suo tempo, mostrando di disprezzarli. Ma nessuno si scandalizza delle sue parole. Eppure ha detto anche: “Se non ascolta…ti sia come un uomo delle nazioni,e come un esattore di tasse” ( Mt 18.17) – La Cyclopedia di McClintock e Strong dice: “I pubblicani [esattori di tasse] del Nuovo Testamento erano considerati traditori e apostati, contaminati dai loro frequenti contatti con i pagani, docili strumenti dell’oppressore. Erano classificati fra i peccatori . . . Abbandonati a se stessi, in quanto le persone perbene ne stavano alla larga, trovavano gli unici amici e compagni fra quelli reietti come loro”.

    La stessa sig.ra Maggie Gobran è definita cristiana Copta, non cristiana Cattolica. Perché ? Qual’é la differenza ? (*) Se il suo scopo è quello di favorire l’unità tra cristiani e mussulmani, per avere qualche possibilità di successo dovrebbe divulgare l’idea che il battesimo e l’insegnamento della religione ai minori è il modo migliore per favorire la divisione. Non l’unità. E’ un modo di violentarli quando non sono ancora in grado di difendersi . Come può sperare nell’unità tra diversi ? Potrà avvenire solo quando uno dei due abbandonerà le sue credenze per abbracciare quelle dell’altro, o quando tutti e due abbandoneranno ciascuno la propria per abbracciarne una terza. E queste sono cose che possono fare solo gli adulti, non i bambini. Solo così potrà “ Vedere il sorriso sulle labbra di ogni bambino ”
    Questo avverrà quando ciascuno praticherà l’adorazione del “suo” Dio nel segreto della sua cameretta. Come ha insegnato Gesù.

    (*)
    “La Chiesa copta è una chiesa cristiana miafisita (impropriamente detta monofisita, definizione non accettata né dai copti né dagli etiopi). È una delle Chiese orientali antiche. Nella Chiesa copta il titolo di “Papa” spetta al Patriarca di Alessandria. Shenouda III è stato il 117º Papa della Chiesa ortodossa copta.” Wikipedia

  2. “Perché i bambini sono al centro del suo lavoro?
    Si dice sempre che sono loro il futuro. Se formiamo un bambino sano, avremo posato la prima pietra per creare una comunità sana e armoniosa. A questi bimbi poveri spesso lavo anche i piedi, per dimostrare il mio amore a chi ne è stato privato per troppo tempo. È essenziale fare sentire loro che sono importanti, amati e accettati da tutti.”

    In ogni tempo l’uomo è chiamato a scelte fondamentali. Perdersi dietro a qualche ridicolo dettaglio per menti cosiddette “erudite” oppure vivere il Vangelo senza “se” e senza “ma” e dare attenzione ai piccoli (ed alle cose piccole, insignificanti per i “sapienti del mondo”).

    Come sempre “Essere e non apparire!”

    Anche nel modo di vestire sobrio della Sig.ra “Mama Maggie” questo traspare. Altri invece fanno di tutto pur di far vedere che sono eruditi e conoscono le Scritture ma, dimostrano di non aver compreso NULLA.

    Pace e Bene

  3. Se non si aiutano e supportano persone come queste non so proprio cosa serva un Premio del genere.
    Spero che il Signore la aiuti sempre…

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