
L’ingresso principale dello IOR
Una nuova bufera sullo IOR e sulle finanze vaticane, mentre Papa Francesco è impegnato nel delicato viaggio apostolico in Myanmar e Bangladesh.
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L’ingresso principale dello IOR
Una nuova bufera sullo IOR e sulle finanze vaticane, mentre Papa Francesco è impegnato nel delicato viaggio apostolico in Myanmar e Bangladesh.
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Giovanni Paolo I – Albino Luciani
Un sistema tentacolare, occulto, che coinvolgeva alti prelati della Santa Sede per favorire attraverso lo IOR personalità politiche, imprenditori, attori, registi, cardinali, ecc. Una vera e propria “lobby” costruita attorno alla banca vaticana e che avrebbe schiacciato ogni tentativo di riforma di Giovanni Paolo I, fino a portarlo alla morte.
L’Istituto per le Opere di Religione
Nette divergenze sulla gestione finanziaria e sulla missione della banca vaticana. C’è questo dietro le dimissioni a sorpresa di due membri del consiglio di sovrintendenza dello IOR, l’Istituto per le Opere di Religione che, nonostante la grande ristrutturazione interna, non riesce ancora a trovare pace.
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René Bruelhart (photo CNS/Paul Haring)
“Allo IOR rispetto al passato la mentalità è cambiata, abbiamo fatto dei controlli e son servite delle correzioni. In Vaticano ora ci potranno essere nuove ispezioni”. A raccontarlo in un’intervista a tutto campo a “Stanze Vaticane” è René Brülhart, 43 anni, avvocato svizzero, dallo scorso novembre a capo dell’AIF, l’intelligence finanziaria del Vaticano. Vero “cane da guardia” delle finanze del Papa, Brülhart guida l’organismo della Santa Sede che ha il compito di vigilare per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo.
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Quando ieri mattina il Papa ha fatto il suo ingresso nella Sala Clementina per gli auguri di Natale ai membri della curia romana, qualche arcivescovo e qualche cardinale di lungo corso (dopo l’esperienza del Sinodo straordinario sulla famiglia e dopo gli ultimi scandali legati allo IOR) immaginava già che Francesco, questa volta, non avrebbe usato mezzi termini e che il suo discorso non sarebbe stato un augurio carico soltanto di auspici e di programmi, piuttosto una “strigliata”, un duro esame su quella che è la situazione odierna della curia romana.
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