Stanze Vaticane

2° round: Paolo Gabriele cambia linea difensiva (e ora parla di maltrattamenti)

Paolo Gabriele in aula

Scattato il secondo round del processo in Vaticano a Paolo Gabriele per il furto dei documenti di Papa Benedetto XVI, scatta anche una nuova strategia di difesa, molto aggressiva, ben diversa da quella che aveva impostato l’Avv. Carlo Fusco (che ha difeso l’ex maggiordomo del pontefice dall’arresto fino al 30 agosto 2012, giorno in cui ha lasciato l’incarico per “divergenze sulla linea difensiva” con il suo cliente).
 
Il cambio di rotta, guidato dall’Avv. Cristiana Arru, è venuto fuori chiaramente per la prima volta oggi: rispondendo alle domande del suo legale in aula, Gabriele, che si è proclamato innocente, ha parlato di maltrattamenti durante il periodo di detenzione nella caserma della Gendarmeria Vaticana. “Ho subito pressioni psicologiche e altri maltrattamenti nei primi 15-20 giorni di detenzione – ha detto – la cella era talmente piccola che non potevo neanche aprire le braccia, la luce è stata tenuta accesa 24 ore al giorno, non c’era l’interruttore e questo mi ha procurato anche un abbassamento della vista. La prima notte di detenzione mi è stato negato anche il cuscino”.

Dichiarazioni forti che hanno portato all’apertura di un fascicolo per accertare quanto dichiarato dall’ex maggiordomo. Pronta la risposta della gendarmeria vaticana tramite un comunicato: “Durante le visite mediche Paolo Gabriele ha dichiarato di riposare serenamente ed addirittura di aver risolto alcuni problemi di carattere nervoso. La luce inoltre è rimasta sempre accesa per evitare eventuali atti autolesionistici dell’imputato e per esigenze di sicurezza. Lo stesso detenuto, nei giorni a venire, ha chiesto che la medesima luce rimanesse accesa durante la notte perché la riteneva di compagnia. Del resto allo stesso, sin dall’inizio è stata fornita anche una mascherina notturna che gli consentisse il più completo oscuramento. Si precisa anche che al detenuto sono stati dati i completi di biancheria e cuscino, costantemente rinnovati”. E sulle dimensioni della cella la Gendarmeria ha tenuto a precisare: “Detta cella di custodia segue gli standard di detenzione previsti anche per altri Paesi, per situazioni analoghe”.

Ma per capire meglio il cambio di linea difensiva del corvo torniamo indietro di qualche mese, precisamente al 31 luglio 2012: Paolo Gabriele ha già ottenuto gli arresti domiciliari e il suo ex avvocato Carlo Fusco racconta al settimanale “Oggi” i primi 60 giorni di carcerazione del suo cliente. «In cella non ha avuto nessun comportamento ossessivo o compulsivo – dice il legale – Paolo ha pregato, ha partecipato alla Messa ogni domenica con la moglie, i figli, e una volta anche con i suoi genitori. In prigione è pure ingrassato. Si mangiava bene lì».

Dalle parole di Fusco sembra trasparire una situazione normale, di certo non disagiata. Nessun riferimento a maltrattamenti, luci accese di notte e pressioni psicologiche, anzi. E allora come mai le “torture” son venute fuori soltanto adesso? Cosa c’è di vero nelle parole dell’ex aiutante di camera? La magistratura vaticana cercherà di rispondere anche a questa domanda e verificherà i fatti (controllando in primis i referti medici in cui Gabriele si dichiarava “sereno”). Se fosse tutto falso, per Paolo non ci saranno altre carte da giocare: fanno sapere dal Vaticano che scatterà subito una denuncia per calunnia.

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