Stanze Vaticane

“Con il Card. Martini a preparare il conclave”

Il Card. Carlo Maria Martini

Ho seguito per tre giorni in Duomo a Milano la camera ardente e i funerali del Card. Carlo Maria Martini. Sono rimasto impressionato nel vedere per ore e ore persone in fila, immobili, sotto il nubifragio, per rendere omaggio al porporato gesuita scomparso venerdì dopo una lunga malattia. Ho raccolto tanti ricordi e testimonianze anche di persone che lo hanno conosciuto.

Uno di questi è Mons. Luigi Ginami, ex allievo del cardinale piemontese e suo segretario a Roma durante il periodo della Sede Vacante, subito dopo la morte di Giovanni Paolo II, per le congregazioni dei cardinali e fino all’inizio del conclave. Vi riporto uno scritto di Mons. Ginami che ricorda quei giorni importanti per il Card. Martini ma soprattutto per il mondo che vide salire sulla cattedra di Pietro il Card. Joseph Ratzinger.

“Nella mia vita sacerdotale ricorderò sempre i giorni dell’Aprile 2005 che vanno dalla morte di Giovanni Paolo II, la sera del 2 aprile, alle ore 21.37, fino a giungere alla Solenne Celebrazione Eucaristica di Benedetto XVI la domenica 24 aprile 2005. I motivi del ricordo sono tanti e diversi, ma il più importante è la singolare grazia ricevuta di poter vivere tali giornate – in particolare dal 7 al 24 aprile – vicino al Cardinale Carlo Maria Martini.

Uno dei due grandi protagonisti in quei giorni è stato il colto e saggio Cardinale Martini che dalla sua residenza di Gerusalemme è ritornato a Roma sentendo su di sé il grave compito di animare ed orientare la riflessione dei Padri del Conclave. Un uomo intelligente e preparato, la cui biblioteca di Milano vantava ben ventiduemila volumi è ritornato a Roma in preghiera e studio per poter con la sua parola aiutare la ricerca e la scelta del Successore di Pietro. Era un Cardinale pensieroso e concentrato, quello di quei giorni, amante del silenzio, dello studio e della preghiera, un uomo restio a incontrare giornalisti e fotografi, molto schivo, che fuggiva nella quiete del silenzio ogni tempesta mediatica che imperversava su Roma e che si riversava nella televisione, nei giornali ed in Internet.

Stare con Martini non è immediatamente sinonimo di imparare l’arte della notorietà e del successo, ma dell’abnegazione e della santità. Un santo che vive in eccesso di abnegazione è una vicinanza pericolosa; vi può attaccare il contagio di una povertà incurabile, l’anchilosi delle articolazioni utili agli avanzamenti, insomma più spirito di rinuncia di quello che desiderate: ed è universalmente fuggita, questa scabbiosa virtù (V. Hugo). Ecco perché questi giorni sono stati di particolare efficacia per la mia vita interiore, perché ho potuto vivere con una persona decisamente incamminata sulla strada della santità, che mi ha preso per mano e in modo esigente e scru- poloso mi ha condotto a comprendere con la fede uno dei più grandi eventi di fede della vita ecclesiale quale la scelta da parte dei Cardinali del nuovo Pontefice.

Per capire con chi ho vissuto quelle giornate tanto belle e significative, mi piace paragonare l’Arcivescovo Emerito di Milano a Mons. Bienvenu, uno dei protagonisti del romanzo di Hugo “Les Miserables”, un uomo di grande statura morale, un autentico pastore e un vecchio di grande santità.

Il lavoro delle Congregazioni ha messo in evidenza le due grandi anime del Conclave in Ratzinger e Martini tra loro complementari che hanno fatto i discorsi più chiari e più disinteressati, rispetto alla possibilità dell’elezione. Tanti hanno tentato di vedere in loro una falsa contrapposizione, perché per due uomini di tale e levatura e di tale alta sensibilità culturale, la parola scontro non esiste. Essi si confrontano con altre categorie che non sono quelle del successo, ma quelle del merito, che non coincidono: ciò che si chiama successo è cosa orrida per la sua falsa somiglianza con il merito e inganna gli uomini (V. Hugo). Ognuno di loro ha grandi meriti ed ognuno di loro non rintraccia nel merito un motivo di successo, ma di servizio. Non doveva essere proprio questa una delle qualità del Papa, essere cioè Servo dei Servi di Dio? Ed è proprio su uno di loro che la scelta dello Spirito Santo è caduta. Ratzinger e Martini hanno parlato con libertà, per aiutare a decidere e non per essere votati. Avevano ambedue 78 anni e non desideravano l’elezione (prova ne sia che lo stesso Benedetto XVI ha descritto il momento in cui si avvicinava l’elezione come l’attesa di una ghigliottina! E durante il Ministero petrino di Giovanni Paolo II il Card. Ratzinger non ha mai nascosto la sua aspirazione a tornare allo studio di una vita privata allo scadere dei suoi 75 anni).

Man mano che il grande giorno dell’ingresso in Conclave si avvicinava il clima diveniva più austero e più essenziale, via via le grandi riflessioni lasciavano posto ad un grande silenzio fatto di preghiera. Non vi era ancora lo sfarzo liturgico solenne dei riti del Conclave che molto hanno impressionato il Cardinale Martini, ma nel cuore di quegli uomini si faceva avanti chiara e distinta l’idea che stavano per compiere una scelta grande e di immensa responsabilità, la scelta per la quale quasi tutti erano stati fatti cardinali da Giovanni Paolo II. In quei giorni in quegli uomini si vedeva uno sguardo assorto e pensieroso, si vedeva un atteggiamento di preghiera e di affidamento a Dio. Ho potuto respirare tale clima nella decisione del Cardinale di alternare giornate di studio e preparazione a giornate di preghiera.

Martini ne ha scelte tre, tre giornate caratterizzate dalla visita a tre luoghi santi romani: le catacombe di San Callisto, il Santuario del Divino Amore e la Cappellina della Visione di sant’Ignazio alla Storta. Anche nella Basilica di San Pietro abbiamo pregato sulla Tomba di san Pietro e all’altare del beato Giovanni XXIII. Tante sono state le confidenze e le emozioni di quelle meravigliose giornate, fino all’affettuoso abbraccio prima di entrare in Conclave… Giornate che hanno regalato a me la possibilità di vedere il cuore della Chiesa. Ho potuto cogliere come affermava un Porporato in quei giorni il brivido sconvolgente della responsabilità che pervadeva i cardinali elettori, l’ebbrezza spirituale di appartenere alla Chiesa e lo sperimentare attraverso l’incontro con i porporati di tutto il mondo il singolare stupore della sua cattolicità.

lo Spirito Santo alla fine ha dato una risposta che si chiama Benedetto XVI e con tali parole il Cardinale definiva il Papa appena eletto: “Come dice la prima lettera a Timoteo, la carità sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera”. Queste tre sorgenti della carità vanno riconosciute alla personalità del nuovo Papa. Il culto della competenza poi gli è connaturale per la sua formazione di professore tedesco, che esige la più ampia e solida informazione su quanto si deve trattare. Possiamo perciò augurarci che queste tre virtù facciano scuola nella Chiesa ed anche nella società”.

 GUARDA QUI IL RICORDO DI MONS. GINAMI

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