Stanze Vaticane

Il monsignore in viaggio con la mamma

Mons. Luigi Ginami e la mamma Santina

Quella che leggerete qui di seguito è una bellissima storia di speranza che dovrebbe far riflettere soprattutto quando si parla di diritto alla vita e dignità della persona. Mons. Luigi Ginami è un monsignore, originario di Bergamo che lavora in Vaticano. Sua mamma, Santina, 86 anni, non parla quasi più ed è costretta su una sedia a rotelle dal 2005. Don Gigi, così lo chiamano gli amici, qualche anno fa ha deciso però che sua madre non sarebbe rimasta ferma su un letto e rinchiusa in una stanza d’ospedale e così è iniziata una grande avventura in giro per il mondo.

Il sacerdote, che spiega la sua storia anche sul sito “Roccia del mio cuore”, tra qualche giorno compirà con la mamma il suo 40esimo viaggio. Prima della partenza ci ha voluto raccontare la sua grande avventura, finita anche su Twitter (@sorrisodiluce).

Mons Ginami perché ha deciso di viaggiare con Sua madre?
Il viaggiare con mia madre totalmente disabile e dipendente non è un fatto isolato nell’esperienza che vivo con Santina dal 2005. La preghiera quotidiana, la catechesi sul dolore e la carità cristiana sono componenti ben più importanti di questa del viaggio, che rimane però altamente significativa e simbolica. Una disabile che tutti reputavano ormai in fin di vita, moribonda e inutile, ad oggi ha percorso ben più di centomila chilometri per dire che la Vita è bella ed affascinante anche quando il mondo la reputa una inutile spazzatura! Ecco qual è il motivo più forte del nostro viaggiare, una testimonianza forte che una donna di 86 anni incapace di mangiare, di bere, di parlare… ha un meraviglioso sorriso e che compie cose che addirittura le persone sane reputano difficili…

 

Santina e Don Gigi a Cartagine (Tunisia)

Come fa a organizzare i viaggi? Che difficoltà trova?
Sicuramente viaggiare con mia madre non è semplice e ogni viaggio – con il prossimo a Gerusalemme il 21 giugno toccheremo quota 40 in 7 anni– richiede una minuziosa preparazione: i farmaci da portare, visite mediche prima della partenza per valutare le condizioni generali di Santina, ecc. E poi un’innumerevole quantità di bagagli al seguito: valigie da caricare e scaricare, la carrozzina da spingere e spesso in condizioni difficili (dal caldo torrido dell’aeroporto di Mombasa in Kenya, ai -16 gradi in una tempesta di neve nel tratto da Barcellona a Madrid, o nella strada sterrata del deserto del Sinai). Le difficoltà sono tante, impreviste e pesanti e la sera ci si addormenta sfiniti…

Sua madre è contenta?
Il punto è proprio questo, mia madre non è felice: è entusiasta! Ogni viaggio che termina dona a Santina un’energia nuova e forte. Penso che una persona disabile, che ha sofferto e che soffre profondamente ha bisogno di stimoli che le dicano che vale la pena di vivere anche una vita completamente minorata, che insomma la vita va gustata tutta. Nei nostri viaggi Santina sicuramente si stanca, ma meglio stanca che depressa, non credi?

Santina in Egitto

Lei ha detto: “Se mia madre deve morire, preferisco che se ne vada mentre è in viaggio piuttosto che rinchiusa in una stanza di ospedale”, perché?
Oggi molte volte la persona anziana è vista come un peso da scaricare, non è una risorsa ma una perdita, non è un valore, ma un danno. La nostra vicenda, i nostri viaggi dicono invece il contrario. Entrare in un ricovero e vedere anziani tristi, soli e poco accuditi è una tristezza immensa, s’immagini la morte in una di quelle squallide stanze con un medico e un’ infermiera anonimi che non sono motivati alla cura perché a quel punto si può solo morire: che tristezza e che angoscia! La mia decisione di questi viaggi estremi con Santina è stata presa proprio dopo un colloquio con una dottoressa in una clinica di riabilitazione di Bergamo “Don Gigi per sua madre non c’è più nulla da fare qui, non possiamo invstire forze su di una persona che al massimo ha qualche mese di vita, la porti a casa e la lasci tranquilla, senza agitarla troppo perché le sue condizioni sono davvero precarie, mi ha capito? La lasci tranquilla in questi ultimi mesi di vita”…

E invece?
Fu come un lampo accecante dentro di me quella risposta idiota, dissi semplicemente: “Ho capito benissimo dottoressa, grazie”. Ma sono uscito di lì con una convinzione profonda e ferrea: “Ah è così? Bene se deve morire tra pochi mesi, sai che ti dico, io voglio regalare a questa donna i mesi più belli della sua vita! Se deve morire preferisco che mi muoia in una strada polverosa di Alessandria d’Egitto al Cairo, oppure in una jeep tra Mombasa e Watamu oppure tra le rovine della guerra in una strada delle Bosnia ed Erzegovina. E così con enormi paure abbiamo cominciato a viaggiare, con il cuore in gola, con la paura che fosse sempre l’ultimo viaggio  e viaggio dopo viaggio, gli utltimi mesi di vita di Santina sono divenuti 7 meravigliosi anni. Mi concede una battuta? In ognuno di questi viaggi sa cosa faccio? Scrivo una cartolina alla Dottoressa che aveva consigliato di non muovere più Santina perché in fin di vita, e mamma puntualmente fa sopra un suo scarabocchio indecifrabile: Saluti da Tunisi! La ricordiamo da Atene. Saluti da Vienna. Cordialità da Parigi, Ricordandola da Cracovia. Saluti daTreviri. Da Basilea un saluto… sono ormai un centinaio le cartoline indirizzate alla Dottoressa che ora è diventata nostra amica!

Santina in Kenya

Quanti paesi avete visitato e quali visiterete?

In quaranta viaggi abbiamo oltrepassato abbondantemente i centomila chilometri ed abbiamo visitato centinaia di città, abbiamo appena citato alcune località, ma moltissimi sono i luoghi visitati in condizioni estreme, elenchiamo solo alcuni, tra cui Tel Aviv, Creta, Rodi, Atene, Dubrovnik, Bratislava, Brno, Vienna, Cracovia, Parigi, Ars, Marsiglia, Tolosa, Barcellona. Saragozza, Madrid, Basilea, Ajaccio; senza contare l’Italia! L’elenco è davvero lungo!

Andrete anche a Cuba?
E’ un sogno che vorremmo realizzare…

Nei vostri viaggi però non ci sono solo problemi logistici…
Molti ridono con commiserazione: ma dove vanno con quella povera vecchia? Ma cosa fa un prete che spinge la carrozzina della madre? Ma perché? Ogni volta che sento queste frasi una forza dentro di me si scatena come durante il colloquio infelice con la dottoressa e allora ringrazio queste persone perché con le loro umiliazioni mi danno forza. l’ultimo libro di Santina tra l’altro si intitola: “Quando sono debole è allora che sono forte”.

Ma dalla gente trovate anche sostegno…
Se troviamo qualche persona che ci maltratta, molte di più sono le persone che ci guardano con rispetto, alcune con ammirazione. Altre ci aiutano, ma questo viaggiare è in realtà una catechesi su come cristianamente si possa affrontare la prova e la difficoltà di una vita ormai totalmente fragile. E tra l’altro la gran parte di questi viaggi sono dei pellegrinaggi a luoghi importanti per la fede e dunque occasione di preghiera, riflessione e confronto.

Qual è il suo sogno per il futuro?
Vorrei che la vicenda di dolore di Santina e il suo insegnamento non terminasse alla sua  morte che mi auguro il più lontano possibile. Vorrei che la sua vicenda riuscisse a parlare a tutti, anche nel futuro e magari per moltissimi anni.

GUARDA L’ULTIMO VIAGGIO DI SANTINA

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