La coreografia della passione

Mi ha molto colpito un libro che affronta la Passione di Cristo con una chiave molto originale, quella della danza. Hai mutato il mio lamento in danza. Per una coreografia della croce (Ediz. Viator, 64 pagine, 12 euro) è l’ultima pubblicazione di Tiziano Izzo, giovane campano, docente di teologia a Bollate (Mi) che firma delle meditazioni sulla Via Crucis, analizzando tutti i possibili collegamenti con il ballo.


Non a caso la premessa del libro è di Mariafrancesca Garritano, la ballerina della Scala di Milano, licenziata dopo aver denunciato casi di anoressia (“una ballerina su cinque soffre di anoressia”) e corruzione. Con il nomignolo “Mary Garret”, la ballerina solista scrive: “Gesù è stato sottoposto a giudizio di fronte a uno soltanto, con gente che, senza sapere, urlava e diceva di crocifiggerlo, così come molti danzatori, che vengono applauditi o che vengono denigrati da gente che non sa quello che vivono mentre danzano”.
Izzo, nelle 14 meditazioni, tante quante le stazioni della Via Crucis, mette in paragone gli ultimi momenti della vita di Gesù con la danza: vede il Golgota come “il palcoscenico dove si concluderà la sua opera più bella” e aggiunge: “(…) quello di Gesù, se ci pensiamo bene, non sarà un assolo. I suoi movimenti sul Calvario si snodano come un passo a due in cui Gesù si muove insieme al Padre (…)”. Fino alla fine, quando cala “un sipario di pietra” nel momento in cui Cristo viene deposto nel Sepolcro.

 L’autore analizza anche la figura della Madonna, definendola una “donna che conosce la danza”. Arriva così una contestazione alle affermazioni di una nota antropologa che in un testo aveva scritto “Maria non potrà mai danzare”.  Izzo, citando Tonino Bello, ribatte scrivendo: “(…) Che Maria fosse esperta di danza sta a dircelo una parola-spia, presente nel suo vocabolario: esaltare. Viene dal latino ex-saltare che significa appunto saltellare qua e là. Sicchè quando lei esclama «il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore», non solo tradisce la sua straordinaria competenza musicale, ma ci fa sospettare che il Magnificat deve averlo cantato danzando (…)”.

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